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Scritto alle 16:29 nella Dischi | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Ora posso serenamente dire che avevano tutti ragione, anche Jakob :-)
Il liuto è molto più bello in fotografia che quando lo si ha tra le mani. Nonostante sia piacevolissimamente leggero, è purtroppo rifinito in modo più che frettoloso, possiede un volume di suono limitato ed inaccettabilmente povero sulle frequenze basse.
Peccato, però. Ho tenuto la sua foto sul mio iPhone per ben due mesi.
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Scritto alle 10:49 nella Lo studio del Liuto | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
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Scritto alle 10:21 nella Liutai | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Dopo aver trascorso in luglio una congrua porzione del mio tempo a suonare e studiare "da me solo", venerdì ho finalmente raggiunto Massimo a Venezia per un breve incontro.
Tema erano la splendida Fantasia di Marco da L'Aquila di cui ho già detto, la prima Fantasia di Iean Pavl Paladin (un'ottima registrazione di Eugène Ferré è disponibile qui) e il Ricercare 11 di Francesco da Milano.
Purtroppo era una giornata assurdamente calda e suonare mi risultava quasi impossibile :-(
Oggi parto per la Sommerakademie di Neuburg an der Donau che include una settimana di masterclasses con Jakob Lindberg.
Spero di sopravvivere.
La foto allegata riguarda un liuto a sei cori di Malcolm Prior in merito al quale sto facendo seri programmi :-)
Scritto alle 09:30 nella Lo studio del Liuto | Permalink | Commenti (1) | TrackBack (0)
Al recto del foglio 29 dell' “Intabolatvra de levto de diversi autori...” che Casteliono edita nel 1536 a Milano inizia la seconda delle tre Fantasie di M. Marcho Da Laquila.
Se avessi a portata di mano uno scanner non potrei esimermi dal caricarla sul blog perché, a mio parere, contende ragionevolmente il trofeo di miglior Fantasia composta nella prima metà del '500, almeno in Italia.
Marco da L'Aquila non cessa di stupirmi per la ricchezza del contrappunto e la complessità del tessuto musicale, con continue imitazioni e senza mai permettere alla musica di arrestarsi.
Pochissimi virtuosismi (anzi nemmeno uno) e un utilizzo della tastiera che non si spinge oltre il VII tasto, eppure un fascino speciale, diversissimo dalle aeree composizioni di Francesco Canova da Milano e infinitamente distante dalle raffinate danze di Pietro Paulo Borrono, abbondantemente rappresentati nel resto del volumetto.
Negli anni Massimo mi ha insegnato a distinguere tra le durezze proprie della musica rinascimentale e i banali errori di stampa, errori che possono improvvisamente dare un sapore di “samba” a un Ricercar di Francesco Spinacino, tradendo un clamoroso (e comico) refuso, non un guizzo armonico fuori posto.
Arthur J. Ness (cfr. qui) ha messo da tempo a disposizione alcuni brani di Marcho (così la grafia di Casteliono), tra cui un particolarissimo preludio che nei suoi continui “arpeggi” (orrore!) ottiene lo stesso effetto con una tecnica completamente diversa.
In entrambi i casi è riconoscibilissimo l'estro di un autore che avremmo potuto conoscere meglio, se vicissitudini politiche e forse finanziarie non avessero permesso a Ottaviano Petrucci di Fossombrone di essere il prescelto a dare alle stampe le prime opere per liuto, nonostante Marco avesse ricevuto nel 1505 un privilegio decennale dalla Serenissima per la pubblicazione di opere per liuto.
Di lui ci restano così un pugno di interessantissimi brani, che curati prima da Paul O'Dette sono in corso di pubblicazione per i tipi della LIM.
Appena avrò conferma della disponibilità dell'edizione ne darò comunicazione su questo blog.
Scritto alle 19:16 nella Musica per Liuto rinascimentale | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Con colpevole ritardo segnalo a tutti gli appassionati che a partire dal 15 Giugno e fino al 19 Settembre avranno luogo alcuni concerti nell'ambito della V Edizione del festival Europeo di Musica Antica della Provincia di Alessandria, dal titolo "Tasta de Corde - Suggestioni barocche per strumenti a corde".
Tra i numerosi artisti coinvolti sono presenti il M° Ugo Nastrucci e il M° Massimo Marchese, Direttore Artistico del Festival.
La locandina è disponibile qui per lo scaricamento.
Scritto alle 12:03 nella Concerti | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Sulla pagina di vendita della Societé Française de Luth compare un annuncio concernente un liuto barocco di un famoso liutaio inglese, in vendita a un prezzo relativamente basso data l'età.
Mi interesso presso il venditore e mi faccio inviare qualche foto. Purtroppo quella del guscio dello strumento è un bel po' fuori fuoco e non mostra bene se lo strumento sia malconcio. E' ovvio che data la distanza del venditore non è opportuno parlare di provare lo strumento: il liutaio è un nome e si può rischiare un viaggio per comperare lo strumento, pagandolo in contanti e trasportandolo di persona.
Però: chiedo qualche foto in più del guscio. Ma il venditore (che caso!) ha problemi con il PC e non riesce a inviare altre foto. Promette, ma non mantiene.
Assicura però che non c'è fretta, ci sarebbero sì altri acquirenti interessati, ma non vuole esercitare pressioni data la bellezza dello strumento.
All'improvviso mi scrive per dirmi che sarebbe disponibile a volare fino a Venezia di persona. Certo che vendere nel suo paese gli sarebbe più comodo. Poi domenica io gli propongo di volare io subito da lui, pagarlo e prendere lo strumento.
E all'improvviso compare un acquirente che pagherebbe entro giovedì. Se giovedì non va, ALLORA posso averlo io.
"Eh no", mi dico. E gli scrivo immediatamente (sono in montagna a spasso, ma mi incavolo talmente che uso il BlackBerry) che mi sono seccato, che per primo ho domandato del suo liuto in vendita e che mi ero fidato della sua affermazione di non voler esercitare pressioni. Che si tenga il suo cliente locale ed eventualmente il suo liuto ventennale! :-(
Un consiglio: comperare un liuto "al buio" non è come acquistare un CD su eBay!
Cari venditori, piantatela di cercare di ottenere il denaro il più in fretta possibile. Io non so se il venditore in questione avesse davvero un'altra offerta, ma è SICURO che se l'altro offerente non dovesse mantenere la parola data, la frittata sarà completa.
Acquistare uno strumento è un processo che coinvolge prove, riflessioni e una cospicua somma di denaro: chi vuole realizzare in tre giorni forse farebbe meglio a rivolgersi a un Banco dei Pegni.
Comunque ho imparato una cosa: mi sono stancato di leggere gli annunci di vendita degli strumenti usati :-(
Scritto alle 17:28 nella Liuto | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Giovedì all'ora di pranzo con un sole splendido ho preso il (costosisssimo) treno da Chippenham per raggiungere la stazione di London Paddington. Da lì in poco più di venti minuti di metropolitana (tube) e due soli cambi sono arrivato alla stazione di Kennington. Dieci minuti a piedi, con un valigione tremendo, e felicemente raggiungevo il piccolo laboratorio di Stephen Barber & Sandi Harris in un delizioso antico cortiletto di una piccola costruzione londinese.
Mi sono trattenuto almeno quattro ore, trascorse per la metà a spettegolare sul mondo della liuteria e per metà più o meno in Paradiso.
Stephen & Sandi conservano con cura un ricco assortimento di liuti rinascimentali a sei cori ispirati al ben noto strumento che Georg Gerle
costruì a Innsbruck e al liuto veneziano di Magno dieffopruchar (sic) di Venezia, entrambi databili verso la metà del XVI secolo.
Diversamente da altri liutai ho potuto trattenermi a suonare tutti gli strumenti molto, molto a lungo, tranquillamente sistemato in un angolo del loro laboratorio di fronte a un delizioso leggio francese di cui spero di poter raccontare a breve, se Stephen si ricorderà di inviarmi il numero di telefono del costruttore.
Il Gerle è risultato definitivamente troppo "corto" per me con i suoi 60 cm di diapason, mentre i cinque dieffopruchar mi hanno permesso di vagare a piacere tra timbriche diversissime, sempre potenti e squillanti.
Nell'ultima ora ho ripercorso il mio poverissimo repertorio di studente sull'ultimo dieffopruchar, costruito in un legno dal peso specifico simile all'ebano, ma dal colore inconfondibilmente rosa! Si tratta della Berchemia zeyheri, in inglese Pink Ivory.
Lo strumento (nella foto è quello in basso) risultava leggermente più pesante, ma con una timbrica straordinariamente aperta e parlante. E' stato davvero molto, molto difficile non uscire dal loro laboratorio portandoselo direttamente via.
Negli anni Stephen & Sandi hanno sperimentato piccole variazioni alla larghezza del manico, che nel dieffopruchar originale sono davvero proibitive, almeno per me. Un manico stretto e fortemente arcuato che costringe la mia mano a posizioni davvero scomode. E' immediato domandarsi perché non farlo giusto un poco più largo e la risposta non si è fatta attendere: perché no?
Ogni musicista è libero di esprimere i propri gusti in materia, senza che una comprensione dogmatica delle misure di un unico strumento decreti che così e solo così è permesso.
Mentre così dottamente disquisivamo, Stephen mi domanda se alla fin fine ho mai visto i disegni del dieffopruchar che lui ha rilevato e diligentissimamente eseguito circa trent'anni fa. Alla mia risposta negativa esibisce un rotolo ormai ingiallito in formato A0 e mi mostra con orgoglio una serie di affascinanti rilievi dello strumento in questione: nessun dubbio è possibile, il manico è stretto all'inverosimile e arcuato in modo estremamente marcato. Ci perdiamo in riflessioni su quanto sovente i quadri del primo Cinquecento mostrino il pollice della mano sinistra che fa capolino al di sopra della tastiera. Non c'è che dire: in quella posizione il manico così a parabola è comodo. Hmmmm...
Sotto un tavolino, pronto per essere venduto c'era poi un otto cori molto simile a quello che io ho acquistato nel gennaio del 2006, ma (ahimé) persino più bello e (forse) con una timbrica leggermente più dolce. Il liutista che deciderà di acquistarlo fa decisamente un'ottima scelta.
La visita si è conclusa con una breve cena in un ristorante indiano nelle vicinanze e un inevitabile ritorno nel loro laboratorio per un altro po' di musica. Alle dieci e mezza di sera, stremato e felicissimo, ripartivo verso il centro di Londra in metropolitana.
Vado a dormire dopo mezzanotte con l'impressione duratura di un pomeriggio unico, che sicuramente valeva la pena dei Km spesi e di un rientro ritardato a case.
Scritto alle 16:51 nella Liutai | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Scritto alle 19:01 nella Liutai | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Tutti sappiamo che suonare il liuto implica una serie di riflessioni sulla postura, come per qualsiasi altro strumento. Le mie difficoltà in merito avevano già trovato sfogo QUI.
Non amo il poggiapiede chitarristico e deploro accavallare la gamba sinistra sulla destra: costringe la spina dorsale in una posizione che prima o poi fa danni. Inoltre il liuto ha la tendenza a "incassarsi" dietro al polpaccio sinistro, limitando notevolmente l'agilità della mano destra, specialmente se si vuole suonare articolando pollice e indice.
Morale: una bella tracolla, lunga, legata al bottone fissato al fondo del liuto e con una "coda" su cui potersi sedere. Lo strumento resta fermissimo, anche quando le mani si sollevano temporaneamente dallo strumento.
Un piccolo pezzo di pelle scamosciata appoggiato sulla coscia destra impedisce ai liuti verniciati in modo particolarmente lucido di muoversi anche solamente un poco.
Poi, improvvisamente, sulla lista francofona compare l'e-mail di un partecipante che richiede l'indirizzo di José Antonio che fa a mano delle stupende tracolle. L'esempio nella fotografia è suo, ovviamente.
José Antonio lavora scegliendo personalmente i tessuti e per una piccola cifra produce su vostra indicazione la bandoulière (eh sì, in francese si dice così) che vi serve.
Vi domanda che colori preferite, che liuto suonate, fatto con quali legni e che misure siano le più confortevoli, poi vi fa una proposta.
Non vuole essere pagato in anticipo, ma si fida dei suoi clienti.
E parla francese, naturellement.
Il suo indirizzo e-mail è m.ahumadacastro chiocciola chello punto fr
[ sostituite la chiocciola e il punto con il relativo carattere! ]
Io sto attendendo una delle sue meraviglie :-)
Scritto alle 18:05 nella Liuto | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Il liutista Diego Cantalupi mi ha gentilmente segnalato che è disponibile on-line la sua tesi intitolata "La tiorba e il suo uso come strumento per il basso continuo", che potete scaricare da QUI.
Ancora una volta un pensiero riconoscente!
Scritto alle 19:01 nella Basso continuo | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Come spesso accade, sulle varie mailing lists circolano informazioni che valgono la pena di essere segnalate.
Indico perciò la dissertazione di Douglas William Beasley presentata alla University of North Texas nell'agosto del 2007. Il tema riguarda il Mss. Mus. 1511B conservato nella Collezione Herwarth della Bayerische Staatsbibliothek e soprattutto contiene una completa edizione e relativa trascrizione in notazione moderna dell'intero contenuto del manoscritto!
Molti brani risultano inediti.
Vi consiglio di scaricarla da QUI rivolgendo un pensiero riconoscente alla liberalità con cui questo materiale è stato messo a libera disposizione di tutti noi.
Scritto alle 14:44 nella Musica per Liuto rinascimentale | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Ancora grazie a una segnalazione ricevuta, informo che è uscito un bell'articolo sul nostro Girolamo Kapsperger (così la grafia sulle sue Intavolature) sulla rivista Goldberg.
Sullo stesso numero un articolo del liutista e musicologo canadese Benjamin Narvey dedicato a Robert de Visée.
Il numero in questione costa 13 Euro, spese di spedizione comprese.
Io l'ho ordinato subito!
Scritto alle 15:14 nella Musica per Liuto | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Traggo spunto dall'interessante e-mail di Anthony Hind dedicata a Mimmo Peruffo e alle sue corde di budello appesantito.
Non ho ancora ricevuto il mio nuovo liuto barocco e dunque (grrrrr!) non posso esprimere un parere personale sui risultati raggiunti dalla ricerca di Mimmo.
Tengo però a segnalare qui la sua pagina dedicata alle corde basse in budello appesantito che come sempre è ricca di esempi iconografici e rimanda al significativo articolo pubblicato sul Lute Society of America Quarterly, Vol. XXIX n° 2, May 1994, pp.5-14 e disponibile on-line.
Scritto alle 12:49 nella Corde | Permalink | Commenti (2) | TrackBack (0)
Dopo averlo promesso per lungo tempo, ho finalmente aggiunto una lista dei sisti consultabili per l'acquisto di liuti usati. Sulle esperienze che si possono fare in questo campo non mi dilungo ;-)
Ringrazio in modo tutto particolare Matteo Simone per aver accolto l' eredità di Federico Marincola ed essersi accollato così la gestione della pagina italiana degli Strumenti in vendita.
Scritto alle 19:50 nella A proposito del liuto | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Sto passando molto del mio tempo liutistico sui due autori succitati.
Durante il penultimo incontro, mentre suonavo il Recercare che inizia al verso del folio 52 del Libro Primo di Francesco Spinacino, Massimo mi indica la 33a misura e inopinatamente mi dice che esattamente lo stesso passaggio si trova nel Recerchar Primo di Vicenzo Capirola, ma integrato meglio nel tessuto musicale del brano. Non lo sapevo. Cerco la mia copia del manoscritto di Capirola e inizio a leggere: verissimo.
La coincidenza non è assolutamente tale, se non fosse che (mi fa ancora notare Massimo) nella citazione di Capirola mancano un paio di misure, rimaste nella penna del copista e semplicemente dimenticate. Se verificate, vedrete che c'è un singhiozzo tra le misure 47 e 48: un breve passaggio manca e va evidentemente preso dalla versione (originale?) di Spinacino.
Scritto alle 19:21 nella Musica per Liuto rinascimentale | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Circa dieci giorni fa bighellonavo per Venezia godendomi la primavera e le ore libere, quasi come un regalo. Ripassavo così di fronte alla chiesa di Santo Stefano: all'interno le capriate sono stupende. In un angolo, ricostruita perché quasi interamente consunta dai troppi passi dei fedeli ignari, la pietra tombale di Giovanni Gabrieli:
Hic situs est Johannes Gabrielius, vir ad laudem natus, ciendi motos arte clarissima, cujus pectus insiderant virtus et gratiae, quique tum fuit, heu! Melpomeno decus. Lugete organa, mens vostra et vita periit mense Augusti, die XII, anno aetatis suae LVI, anno humanae salutis MDCXIII
Qualche istante di riflessione.
Fuori i soliti turisti carichi di sacchetti. Mi ha consolato ricordarmi che quattro secoli prima la grande musica qui era davvero a casa.
Scritto alle 18:57 nella Musica Antica | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
So che con questo post non farò bella figura e probabilmente riuscirò a offendere chi da anni suona seriamente e ancor più seriamente svolge ricerca nell'ambito delle corde utilizzate sui liuti, piccoli e grandi.
Come si vede nelle foto di questo blog possiedo un bel rinascimentale a otto cori, la cui particolarità è una lunghezza della corda vibrante di 630 mm: abbastanza per rendere complessa la scelta del cantino. Il carbonio diventa particolarmente rigido, il budello neanche a parlarne, il nylgut sembrava una buona idea, ma ho sbagliato il diametro durante l'ultima ordinazione e la mia mano sinistra mostra ancora con orgoglio che segno può lasciare un cantino in nylgut, quando gli si impone uno sforzo ben al di là del suo carico di rottura, ehm...
Nessun liutista di fine '500 avrebbe preteso un bel sol (con A = 440 Hz) da un liuto con una lunghezza della corda vibrante di 630 mm. Magari un fa diesis, meglio ancora un bel fa. Certamente non uno stramaledetto sol.
Comunque il mio otto cori è accordato su un bel sol e io non ne potevo più di sostituire costosissimi cantini in PVF (meglio noto ai liutisti come carbonio).
Così mi sono ricordato di uno splendido consiglio di Massimo: usare del bel filo da pesca! Trovandomi al mare, niente di più facile.
Sono entrato nel negozio di pesca più fornito che potessi ancora trovare e ho acquistato una matassina di Shimano Blue Wing del diametro di 0,45 mm.
Il prezzo?
:-)
EUR 6,00 per 200 metri.
No, non scherzo. DUECENTO METRI.
A mio umile parere ha un bellissimo suono, morbido, assolutamente non chitarristico, se cogliete cosa intendo. Non si rompe mai. Ma attenzione: si allunga, perdendo la propria timbrica. L'allungamento del materiale mi sembra dipenda dalla frequenza con cui lo suonate e lo accordate: posso però dirvi che dopo sei mesi (sì, lo so, è vergognoso...) non suona più bene e va sostituito.
Avete mai tenuto un cantino per sei mesi?
Posso solo consigliarvi di provarlo, magari insieme a una costosa accordatura in budello.
Scritto alle 18:19 nella Corde | Permalink | Commenti (4) | TrackBack (0)