
Prigioniero del mio eterno nomadismo tra Portogruaro e Torino, mi trovo costretto a selezionare con estrema cura la biblioteca che può seguirmi nei miei spostamenti: cinque, sei libri di intavolature al massimo. Già appaio ridicolo ai più per il quantitativo di bagaglio al seguito e non tengo particolarmente a caricarmi oltre.
Il nuovo
6 cori ha focalizzato ulteriormente i miei (facili) entusiasmi, fornendomi l'opportunità di non guardare molto oltre il repertorio che desideravo.
La copia del
Ness reperita lo scorso anno su
eBay è diventata parte integrante della mia borsa della musica, fino a diventarne la componente principale.
E così è iniziata l'immersione totale nel repertorio di
Francesco, fascinazione da cui non riesco ad emergere. Un ricercare dopo l'altro, la sua musica merita sicuramente l'iperbolico appellativo di "Divino", elargitogli da più di un contemporaneo.
Vi segnalo la nuova pagina che
Martin Shepherd
dedica a
Francesco Canova da Milano e in particolare i riferimenti alle opere a lui attribuibili nel
Manoscritto di Siena (il riferimento è alle note che Richard Falkenstein ha scritto nell'allegato all'interpetazione di
Jacob Heringman).
Vorrei poter finalmente citare l'edizione della biografia scritta dall'eruditissimo
Franco Pavan, ma la sua Tesi di Laurea circola unicamente in fotocopia. Sono particolarmente grato a
Massimo Lonardi per avermi messo a disposizione (a tempo di fatto
indeterminato) la sua copia.
Preso nei miei infantili entusiasmi ho anche particolarmente apprezzato (e riletto più e più volte) l'articolo di
Maria Grazia Carlone pubblicato sul Vol. XXXIV del
Journal of the Lute Society of America", intitolato
“A Trip to Venice in 1530 by Francesco da Milano”.
In conclusione passo la maggior parte del mio (poco) tempo di liutista su Francesco, cercando passo dopo passo una via d'uscita nel
laberinto dei suoi contrappunti, ipnotizzato dalla straordinaria grazia della sua musica.
Perfettamente cosciente dei miei modesti risultati, non sembra tuttavia possibile ripiegare su un autore meno complesso, per lo meno finché continuerà questa impossibile fascinazione.